LE NOZZE DI CANA E L’INTERCESSIONE DI MARIA PER TUTTA L’UMANITÀ

A cura di Giuseppe Monno

Nel Vangelo di Giovanni (2,1-11) è narrato il primo dei segni compiuti da Gesù: il miracolo alle nozze di Cana di Galilea. Durante la celebrazione nuziale, alla quale erano presenti Gesù, Maria sua madre e i discepoli, si verifica una situazione di disagio: il vino viene a mancare. In un contesto giudaico antico, la mancanza di vino durante un banchetto nuziale non era un semplice inconveniente, ma un vero disonore per gli sposi e le rispettive famiglie.

Maria, attenta e premurosa, si accorge per prima della necessità e si rivolge a Gesù: «Non hanno più vino» (Giovanni 2,3). È una frase discreta, ma carica di significato: ella non comanda, non spiega, non pretende — semplicemente intercede. Gesù risponde: «Donna, che c’è tra me e te? Non è ancora giunta la mia ora» (Giovanni 2,4). Questa risposta, apparentemente distante, in realtà apre un dialogo che tocca il mistero stesso della missione redentrice di Cristo e del ruolo cooperante di Maria.

Nonostante le parole di Gesù, Maria si rivolge ai servi e pronuncia le ultime parole che il Vangelo le attribuisce: «Fate quello che vi dirà» (Giovanni 2,5). Con questa frase, Maria si presenta come la mediatrice dell’obbedienza alla Parola, l’eco perfetto dell’atteggiamento del credente: ascoltare e compiere la volontà di Dio.

Gesù ordina allora di riempire d’acqua sei giare di pietra, destinate alla purificazione rituale secondo l’uso giudaico. Ciascuna poteva contenere «due o tre barili» (circa 80-120 litri). L’acqua, trasformata in vino, diviene segno del passaggio dall’antica alleanza alla nuova, dove la Legge è compiuta nella grazia e l’acqua della purificazione si muta nel vino della gioia messianica.

Il maestro di tavola, ignaro del miracolo, loda lo sposo per aver conservato il vino migliore fino alla fine (Giovanni 2,9-10). Questo particolare, ricco di simbolismo, mostra che Gesù è il vero Sposo, venuto a sigillare le nozze eterne tra Dio e il suo popolo, la Chiesa (cfr. Efesini 5,25-27).

Significato teologico

Le nozze di Cana rappresentano, dunque, il segno sponsale dell’amore di Cristo per l’umanità e dell’azione intercedente di Maria. Con il suo intervento, Maria inaugura la dimensione della mediazione materna: ella non sostituisce Cristo, ma conduce a Lui. Il miracolo avviene «per intercessione» di Maria, ma per potenza di Gesù.

La “donna” di Cana è la stessa “donna” del Calvario (Giovanni 19,26-27), dove Gesù, dall’alto della croce, affida Maria al discepolo amato: «Ecco tua madre». In quel gesto, Cristo dona Maria come madre all’intera Chiesa e all’umanità redenta nella figura del discepolo amato, tradizionalmente identificato con Giovanni.

Riferimenti patristici

I Padri della Chiesa hanno riflettuto ampiamente su questo episodio.

Sant’Agostino vede nelle giare di pietra «l’immagine delle sei età del mondo» (De Civitate Dei) che trovano compimento in Cristo, il quale porta il vino nuovo del Vangelo.

Origene interpreta il miracolo come segno del passaggio dall’antica Legge alla grazia della Nuova Alleanza, simboleggiate dall’acqua e dal vino (Commentario al Vangelo di Giovanni, II, 1-11).

San Giovanni Crisostomo sottolinea l’umiltà e la discrezione di Maria, che «non si irrita per la risposta del Figlio, ma confida nella sua bontà» (Commentario sul Vangelo di Giovanni, Omelia 78).

San Bernardo di Chiaravalle, nel suo sermone, la presenta come il “canale” attraverso cui la grazia di Cristo giunge all’uomo (De aquaeductu).

San Luigi Maria Grignion de Montfort riprenderà questo tema secoli dopo, affermando che Maria è la via più sicura per arrivare a Gesù, come a Cana, dove tutto avviene attraverso la sua discreta ma efficace intercessione (Trattato della vera devozione a Maria, paragrafo 120).

Significato spirituale e universale

L’intercessione di Maria alle nozze di Cana è dunque figura dell’intercessione universale di Maria per tutta l’umanità. Come allora si fece attenta alla mancanza di vino, oggi continua a intercedere per le nostre mancanze di fede, di speranza e di amore.

Ella, Madre della Chiesa, non rimane mai indifferente davanti ai bisogni dei suoi figli, ma “si mette in mezzo” (cfr. Redemptoris Mater, 21) esercitando una carità materna e universale, che accompagna la storia della salvezza fino alla fine dei tempi.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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