1Tessalonicesi 5,23
Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.
Rifacendosi a queste parole di Paolo, alcuni credono erroneamente che l’uomo sia un essere tripartito, cioè costituito di corpo, anima e spirito. Ma Paolo con « spirito » non sta introducendo una dualità nella parte spirituale dell’uomo, poiché lo spirito al quale Paolo fa riferimento è la grazia, capace di elevare l’anima alla comunione con Dio, fine sovrannaturale al quale l’uomo è ordinato fin dalla sua creazione. Questa grazia va conservata affinché possiamo sempre camminare nella luce, e il giorno del giudizio non ci sorprenda come un ladro, a nostra rovina (1Tessalonicesi 5,1-9.23). Nella lettera ai Romani, Paolo scrive: « Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio » (Romani 8,16). Ciò si deve al fatto che nella Bibbia « anima » e « spirito » sono utilizzati spesso come sinonimi (ved ad esempio: Sapienza 16,14; Isaia 26,9; Baruc 3,1; Luca 1,46-47 ecc). Possiamo dire infatti che l’uomo è costituito di anima e di corpo, oppure di spirito e di materia. La Chiesa insegna che l’uomo è costituito di corpo e anima (Catechismo 362-368), e che lo spirito a cui fa riferimento Paolo (1Tessalonicesi 5,23) è la grazia che eleva l’anima dell’uomo alla vita sovrannaturale (Catechismo 367), e non va confuso con lo spirito umano che è l’anima stessa.