La madre del Signore è stata redenta in modo preventivo e perciò preservata dall’esperienza del peccato, non solo originale ma anche personale, poiché la pienezza della grazia l’ha trattenuta dal precipitarvi. Per questo l’angelo, entrando da lei, la saluta chiamandola « piena di grazia » (dal latino « gratia plena », traduzione di Girolamo sul greco « kecharitoméne » [Luca 1,28]). La salvezza di Maria è singolare, poiché in lei il Figlio ha operato e compiuto la redenzione in anticipo. Per questo motivo Maria, pur non avendo mai conosciuto il peccato, chiama Dio « mio Salvatore » (Luca 1,47). È proprio in vista dei meriti di Cristo che Maria è stata redenta in anticipo, fin dal primo istante del suo concepimento. La pienezza della grazia in Maria – che è un dono dell’Onnipotente – non è compatibile col peccato. Il greco « kecharitoméne » è il participio perfetto passivo vocativo femminile singolare del verbo « charitoo » che vuol dire « colmare di grazia ». Il prefisso « ke » indica il verbo al tempo perfetto, mentre il suffisso « méne » indica il verbo in forma di participio passivo. Perciò il senso di « kecharitoméne » tradotto con « gratia plena » da Girolamo, è « tu che fosti colmata dalla grazia e che continui ad esserne colmata ». Nel protovangelo leggiamo queste parole che Dio rivolge al serpente: « Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno » (Genesi 3,15). Cristo, stirpe di Maria, ha schiacciato la testa dell’antico serpente mediante il suo trionfo sulla morte. Inimicizia tra la donna e il serpente significa che questa donna, cioè Maria, non è stata amica del peccato neppure una volta. Perciò Maria, la madre del nostro Signore e Redentore, come fu concepita senza peccato, è pure vissuta senza mai peccare.
LA SANTA VERGINE MARIA NON HA MAI CONOSCIUTO IL PECCATO