LIBRO DI GIUDITTA
Il libro di Giuditta ci è stato conservato solo in greco e pubblicato verso la fine del secolo II a.C, in epoca maccabeica, ma in origine fu probabilmente scritto in ebraico, visto che i destinatari di questo racconto sono gli ebrei. Anche Giuditta come Tobia è una grande parabola e un messaggio di consolazione. È un racconto edificante e abilmente costruito. È la storia di una vittoria del popolo eletto contro i suoi nemici. Giuditta significa « la Giudea » e personifica il popolo fedele a Dio, mentre Oloferne rappresenta le forze del male. Nel racconto il popolo sembrava destinato allo sterminio, ma Dio realizza la sua salvezza e per farlo sceglie i deboli. Qui una donna.
L’USO IMPROPRIO DEL NOME DI NABUCODONOSOR
L’obiezione mossa contro il libro di Giuditta da parte dei protestanti, è quella dell’uso improprio del nome di Nabucodonosor (Giuditta 4,1-3). Ma il solo uso improprio del nome di Nabucodonosor non è un motivo sufficente per affermare che il libro di Giuditta non è divinamente ispirato. Infatti Giuditta, come si è già detto, è una grande parabola, e perciò alla donna che è immagine della Giudea, si oppone Oloferne, comandante supremo di Nabucodonosor, i quali simboleggiano il male. In ogni caso, nel vangelo secondo Marco che tutti riteniamo divinamente ispirato, leggiamo nel seguente racconto:
Marco 2,23-26
In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: « Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso? ». Ma egli rispose loro: « Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni? ».
Nel suo racconto Marco fa uso del nome di Abiatàr. Ma sappiamo bene che l’allora sommo sacerdote era Achimelec (1Samuele 21,1-7), non Abiatàr. Perciò i protestanti dovrebbero studiare seriamente prima di affermare che certi testi sacri, come quello di Giuditta, non sono divinamente ispirati. I primi scrittori cristiani si rifacevano, nei loro scritti, anche al libro di Giuditta. Qualche esempio:
Marco 9,48: « Dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue », si rifà a Giuditta 16,17: « Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo: il Signore Onnipotente li punirà nel giorno del giudizio, immettendo fuoco e vermi nelle loro carni, e piangeranno nel tormento per sempre ».
Matteo 9,36: « Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore », si rifà a Giuditta 11,9: « Tu li potrai condurre via come pecore senza pastore ».
Luca 1,42: « Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! », prende in prestito le parole di Giuditta 13,18: « Ozia a sua volta le disse: Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio Altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra e benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici ».