LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DI TOBIA

LIBRO DI TOBIA

Il Libro di Tobia è stato scritto nel secolo II a.C. Si tratta di una grande parabola, nella quale il principale protagonista, che è Dio, emerge già dai nomi dei personaggi: Raffaele (Dio guarisce), Azaria (Iahvè aiuta), Tobia (Iahvè è buono), Anania (Iahvè è compassionevole), Raguele (Dio è amico), Gabaele (Dio solleva). Il messaggio che questo racconto vuol dare al lettore è un invito a riconoscere che la Provvidenza del Dio misericordioso non viene mai meno, e qui opera discretamente ed efficacemente per mezzo del suo inviato (Tobia 4,1.2.20.21; 5,1-22). Il Signore sa far nascere grande gioia anche da situazioni che erano infelici (Tobia 3,8.17; 8,1-3; 11,1-4). È un racconto edificante nel quale emerge un’alta concezione del matrimonio (Tobia 6,12.19; 7,9.10.13; 10,10), esprime con grande vitalità il senso della famiglia (Tobia 7,2; 9,6) e risalta la pratica dell’elemosina (Tobia 1,3.17) e i doveri verso i defunti (Tobia 1,17-19; 2,4.8).

AZARIA FIGLIO DI ANANIA

I protestanti ritengono non divinamente ispirato il libro di Tobia poiché, nel racconto, l’angelo mentì dicendo al giovane Tobia: « Sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli » (Tobia 5,13). Come si è detto, si tratta di una parabola, non di una gravissima menzogna come invece affermano i protestanti. L’angelo Raffaele rivelerà la sua vera identità a missione conclusa (Tobia 12,15). Quella bugia non toglie al testo sacro l’ispirazione divina come invece vorrebbero i protestanti. Nel Primo libro dei Re leggiamo il seguente racconto: Michea disse: Per questo, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l’esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra. Il Signore ha domandato: « Chi ingannerà Acab perché muova contro Ramot di Gàlaad e vi perisca? ». Chi ha risposto in un modo e chi in un altro. Si è fatto avanti uno spirito che – postosi davanti al Signore – ha detto: « Lo ingannerò io ». Il Signore gli ha domandato: « Come? ». Ha risposto: « Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti ». Quegli ha detto: « Lo ingannerai senz’altro, ci riuscirai, và e fà così » (1Re 22,19-22). Dobbiamo forse ritenere non divinamente ispirato anche il Primo libro dei Re a causa del Signore che ha permesso a uno spirito di ingannare Acab? I protestanti purtroppo saltano subito a conclusioni negative quando si tratta dei libri deuterocanonici, e non si accorgono che i medesimi fatti o le medesime contraddizioni si possono trovare in altri testi sacri, da loro accolti come divinamente ispirati.

L’ANGELO HA INSEGNATO UNA SUPERSTIZIONE AL GIOVANE TOBIA

Un’altra accusa al libro di Tobia da parte dei protestanti, è quella secondo la quale Raffaele avrebbe insegnato a Tobia una superstizione. Nel sesto capitolo, leggiamo: « Gli disse allora l’angelo: “Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti”. Il giovane squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato; arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata » (Tobia 6,4-5). I protestanti si sono forse dimenticati che Gesù guariva alcuni ciechi applicando sui loro occhi saliva e fango? Questo possiamo vederlo in Marco 7,31-35 e in Giovanni 9,1-7. Certamente Gesù non ha insegnato ai suoi discepoli una superstizione. E la stessa cosa va detta di Raffaele. Leggendo il racconto di Isaia 38,21 vediamo che il profeta ordinò che si prendesse una quantità di fichi e se ne faccesse un impiastro e lo si applicasse sull’ulcera di Ezechia, per farlo guarire. Certamente anch’egli non stava insegnando una superstizione. Perciò non si può accusare Tobia di mancanza d’ispirazione divina a causa dell’episodio del pesce, come pure di quella bugia sulla sua identità poi rivelata. I primi scrittori cristiani si sono rifatti, nei loro scritti, anche a Tobia. Vediamo qualche esempio:

La regola d’oro: « Fa agli altri ciò che vuoi sia fatto a te » (Matteo 7,12), è presa in prestito dalla citazione inversa di Tobia: « Non fare a nessuno ciò che non vuoi sia fatto a te » (Tobia 4,15).

Riguardo i sette fratelli che presero in moglie la medesima donna, i vangeli sinottici, cioè Matteo 22,25 e Marco 12,20 e Luca 20,29 si rifanno al racconto di Tobia 3,8; 7,11.

Riguardo ai sette angeli che stanno alla presenza del Signore (Apocalisse 1,4), Giovanni di Patmos si rifà a Tobia, nel quale Raffaele rivela si essere uno dei sette angeli che stanno alla presenza del Signore (Tobia 12,15).

Per la descrizione della nuova Gerusalemme, Giovanni di Patmos si rifà a Tobia. Confrontiamo i due testi sacri:

Apocalisse 21,18-21: Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

Tobia 13,17: Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l’oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.

Le parole che troviamo in Matteo 5,4: « Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati », sono prese in prestito da Tobia 13,16: « Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre ».

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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