LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEI PRIMI DUE LIBRI DEI MACCABEI

PRIMO E SECONDO LIBRO DEI MACCABEI

Entrambi i libri dei Maccabei sono stati scritti nel secolo II a.C. L’autore è ignoto. Il Primo libro è stato scritto in Palestina, in greco, su originale in ebraico a noi non pervenuto. Il Secondo libro è stato scritto direttamente in greco, sempre in Palestina, e si presenta come il riassunto di un’opera in cinque libri di un certo Giasone di Cirene (2Maccabei 2,23).

I protestanti contestano il fatto che nel Primo libro dei Maccabei leggiamo che Giuda il Maccabeo morì in battaglia (1Maccabei 9,17-19). Ma nel Secondo libro dei Maccabei leggiamo che Giuda il Maccabeo scrive una lettera indirizzata agli Ebrei in Egitto (2Maccabei 1,9-10). Ciò a cui i protestanti non fanno caso, evidentemente, è che il Secondo libro dei Maccabei non è la continuazione del Primo libro, ma è un racconto parallelo. Riprende infatti gli avvenimenti accaduti prima della morte di Giuda il Maccabeo.

L’ARCA DELL’ALLEANZA

Nel Secondo libro dei Maccabei leggiamo: « Si trova scritto nei documenti che Geremia profeta ordinò ai deportati di prendere del fuoco, come è stato significato, e che il medesimo profeta ai deportati consegnò la legge raccomandando loro di non dimenticarsi dei comandi del Signore e di non lasciarsi traviare nelle idee, vedendo i simulacri d’oro e d’argento e il fasto di cui erano circondati, e che con altre simili espressioni li esortava a non ripudiare la legge nel loro cuore. Si diceva anche nello scritto che il profeta, ottenuto un responso, ordinò che lo seguissero con la tenda e l’Arca. Quando giunse presso il monte dove Mosè era salito e aveva contemplato l’eredità di Dio, Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e là introdusse la tenda, l’Arca e l’altare degli incensi e sbarrò l’ingresso. Alcuni del suo seguito tornarono poi per segnare la strada, ma non trovarono più il luogo. Geremia, saputolo, li rimproverò dicendo: Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio. Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, e come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato » (2Maccabei 2,1-8). Secondo i protestanti, il racconto sopracitato è in contraddizione con quello di Geremia, il quale afferma che dell’Arca dell’Alleanza del Signore non si sarebbe più parlato né sarebbe stata più pensata o ricordata quando Dio avrebbe condotto in Sion i suoi figli. Infatti leggiamo: « Ritornate, figli traviati – dice il Signore – perché io sono il vostro padrone. Io vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza. Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – dice il Signore – non si parlerà più dell’Arca dell’Alleanza del Signore; nessuno ci penserà né se ne ricorderà; essa non sarà rimpianta né rifatta » (Geremia 3,14-16). Quindi per i protestanti il testo non è divinamente ispirato. Ma leggiamo cosa c’è scritto nel Primo libro dei Re: « Imitò in tutto la condotta di Asa suo padre, senza deviazioni, facendo ciò che è giusto agli occhi del Signore. Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture » (1Re 22,43-44). Ma nel Secondo libro delle Cronache leggiamo: « Il suo cuore divenne forte nel seguire il Signore; eliminò anche le alture e i pali sacri da Giuda » (2Cronache 17,6). Dunque nel Primo libro dei Re leggiamo che Giòsafat non eliminò le alture, mentre nel Secondo libro delle Cronache leggiamo che le eliminò. Come vediamo, questi due racconti si contraddicono a vicenda, e tuttavia li riteniamo entrambi divinamente ispirati. Quindi perché accusare il Secondo libro dei Maccabei di mancata ispirazione a causa di quella scrittura che menziona l’Arca dell’Alleanza? Se leggiamo i due racconti della Trasfigurazione, quello di Matteo e quello di Luca, il primo scrive che Gesù e Pietro, Giacomo e Giovanni, salirono al monte dopo sei giorni (Matteo 17,1). Mentre il secondo scrive che vi salirono dopo otto giorni (Luca 9,28). E ancora, riguardo i racconti della crocifissione, Marco scrive che quelli che erano stati crocifissi con Gesù lo insultavano (Marco 15,32), mentre Luca scrive che uno lo insultava, mentre l’altro lo difendeva (Luca 23,39-41). Dovremmo forse ritenere non divinamente ispirato uno di quei due vangeli? Noi cattolici, assieme agli ortodossi e ai protestanti, riteniamo divinamente ispirati quei vangeli. Ora, nel libro della Rivelazione, ritenuto ispirato anche dai protestanti, leggiamo che l’Arca dell’Alleanza ricomparve in cielo (Apocalisse 11,19). Che facciamo adesso, riteniamo non più divinamente ispirato anche questo libro?

TRE DIVERSI RACCONTI DELLA MORTE DI ANTIOCO IV EPÌFANE

Nei due libri dei Maccabei vi sono tre diversi racconti della morte di Antioco IV Epìfane. Nel primo racconto egli morì di crepacuore (1Maccabei 6,8-9), nel secondo racconto l’odiato re venne lapidato a morte dai sacerdoti del tempio di Nanea (2Maccabei 1,16), mentre nel terzo racconto morì in seguito ad una orribile malattia (2Maccabei 9,1-28). Perciò anche per questo i protestanti accusano questi due libri di non essere divinamente ispirati. Ciò che evidentemente i protestanti ignorano, è che più persone hanno contribuito alla redazione del Primo e del Secondo libro dei Maccabei, e certamente circolavano in giro diverse informazioni riguardo la morte di Antioco IV Epìfane. Andando a leggere il libro della Genesi, possiamo trovare alcune contraddizioni. Il primo raccolto della creazione (Genesi 1,1-31; 2,1-4) viene contraddetto dal secondo racconto (Genesi 2,4-24). Nel primo racconto Dio crea prima gli uccelli (vv 21-22), poi il bestiame, rettili e bestie selvatiche (vv 24-25), e infine l’uomo e la donna (vv 26-27). Nel secondo racconto Dio crea prima l’uomo (v 7), poi le bestie selvatiche e gli uccelli e il bestiame (vv 18-20), e infine crea la donna (vv 21-23). La contraddizione tra il primo e il secondo racconto della creazione si deve a due diverse tradizioni, quella sacerdotale e quella jahvista. Noi cattolici, assieme agli ortodossi e ai protestanti, abbiamo sempre ritenuto i due racconti divinamente ispirati. Che facciamo adesso, neghiamo l’ispirazione divina di uno dei due racconti a causa di quelle contraddizioni? Nel racconto del diluvio, Dio ordina a Noè di introdurre nell’arca un paio di animali di ogni specie (Genesi 6,19). Più avanti però, ordina di introdurre nell’arca sette paia di ogni animale mondo, e un paio di ogni animale immondo (Genesi 7,2-3). Il settimo capitolo sembra contraddire il sesto capitolo, e tuttavia anche i protestanti ritengono divinamente ispirati quei capitoli. Abbiamo più di un racconto anche riguardo la morte di Giuda il Traditore. Nel vangelo secondo Matteo leggiamo che il Traditore s’impiccò (Matteo 27,5). Mentre negli Atti degli apostoli leggiamo che il Traditore precipitò in avanti, si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere (Atti 1,18). Una verità non necessariamente esclude l’altra, e i due racconti possono conciliarsi in questo modo: Il Traditore s’impiccò sul margine di un precipizio, ma la corda non ha retto il peso del suo corpo, il quale, precipitando al suolo, si è squarciato fino alla fuoriuscita delle viscere. Ora, come si è già detto, il Secondo libro dei Maccabei non è la continuazione del Primo, ma è un racconto parallelo. Perciò, considerando il primo e il terzo racconto della morte di Antioco IV Epìfane, è probabile che l’odiato re fosse stato colpito da una terribile malattia e fosse caduto anche in depressione, giungendo così alla morte. Il secondo racconto della morte di Antioco, è invece descritto nella seconda lettera indirizzata agli ebrei in Egitto. Questa fu probabilmente scritta fin dal momento stesso dell’arrivo di alcune voci sulla morte dell’odiato re. Evidentemente il popolo lo dette già per morto. Gli autori della Bibbia di Gerusalemme commentano in due note le diverse versioni della morte di Antioco IV Epìfane. Vediamo:

« L’autore sacro, inserendo tale lettera prima della sua opera, non si fa garante del suo valore storico » (Nota della di Gerusalemme riguardo 2Maccabei 1,10).

« Questo racconto popolare della fine di Antioco non corrisponde né a quello di 9,1ss, né a quello di 1Maccabei 6,1 s. Le circostanze reali della sua morte non erano ancora note e forse sono state ricalcate fittizziamente su quelle di Antioco III, che morì in un’imboscata con tutto il suo esercito, dopo aver saccheggiato il tempio di Bel, sempre in  Elimaide » (Nota della Bibbia di Gerusalemme riguardo 2Maccabei 1,16).

Perciò la pretesa dei protestanti di volere togliere l’ispirazione divina a questi due testi sacri è veramente assurda.

LE PREGHIERE PER I DEFUNTI

Un altra accusa dei protestanti contro il Secondo libro dei Maccabei, riguarda le preghiere per i defunti. Il testo incriminato è il seguente:

2Maccabei 12,38-45
Giuda poi radunò l’esercito e venne alla città di Odollam; poiché si compiva la settimana, si purificarono secondo l’uso e vi passarono il sabato. Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia. Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti. Perciò tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.

Ora, l’idolatria era un gravissimo peccato per il popolo eletto, e fu a causa dell’idolatria se quegli uomini morirono in battaglia. Malgrado ciò, Giuda il Maccabeo assieme al popolo ricorse alla preghiera d’intercessione verso quei defunti, nella speranza che il loro peccato fosse perdonato. I protestanti accusano il testo sacro di mancanza d’ispirazione divina, e ciò a causa della preghiera d’intercessione per i defunti. Affermano che nel Nuovo Testamento non esiste un solo passo biblico in cui si prega per i defunti. Ma questa non è una valida ragione per affermare che il testo di 2Maccabei 12,38-45 manchi di ispirazione divina. Inoltre non è affatto vero che nel Nuovo Testamento non esiste nemmeno un passo biblico che parli delle preghiere per i defunti. Nella sua Seconda lettera al discepolo Timoteo, Paolo prega per il defunto Onesìforo, affinché costui trovi misericordia in quel giorno, cioè nel giorno del giudizio (2Timoteo 4,6). Vediamo il testo in questione:

2Timoteo 1,16-18
Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesìforo, perché egli mi ha più volte confortato e non s’è vergognato delle mie catene; anzi, venuto a Roma, mi ha cercato con premura, finché mi ha trovato. Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso Dio in quel giorno. E quanti servizi egli ha reso in Efeso, lo sai meglio di me.

Paolo intercede con la sua preghiera prima per la famiglia di Onesìforo, e subito dopo per lui. Se Onesìforo fosse ancora vivo, l’apostolo avrebbe scritto: Il Signore conceda misericordia a Onesìforo e alla famiglia, anziché pregare separatamente per gli uni e per l’altro. I protestanti giustificano ciò dicendo che Onesìforo si trovava con Paolo quando quest’ultimo ha scritto la sua lettera, e per questo prega per Onesìforo e per la sua famiglia separatamente. Ma lo stesso Paolo afferma che con lui c’era solo Luca: « Cerca di venire presto da me – scrive Paolo a Timoteo – perché Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero » (2Timoteo 4,9-11). Quindi Paolo stava pregando proprio per il defunto Onesiforo, separatamente dalla sua famiglia ancora viandante sulla Terra. Perciò qui cadono le accuse dei protestanti contro le preghiere per i defunti.

PAROLE CONCLUSIVE DEL REDATORE

Per finire, i protestanti accusano il redatore del Secondo libro dei Maccabei di non essere stato ispirato da Dio a causa di queste parole conclusive: « Se la disposizione della materia è stata buona e come si conviene alla storia, è quello che ho desiderato. Se poi è mediocre e di scarso valore, è quanto ho potuto fare » (2Maccabei 15,38). Le parole dell’autore riguardono l’esposizione, non l’attendibilità del contenuto. Egli espone questa storia in modo sintetico (2 Maccabei 2,25-31), ma il giudizio dell’ispirazione non è di sua competenza. Spetterà ad altri. Evidentemente il giudizio riguardo l’ispirazione dei testi fu positivo. Infatti quei testi erano accettati dagli ebrei fino alla seconda metà del primo secolo d.C, e i vescovi hanno deciso di inserirli nel Canone Biblico. Già gli scrittori cristiani del I secolo si rifacevano anche ai libri dei Maccabei. Vediamo qualche esempio:

Le parole di Matteo 24,16: « Allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti » sono prese in prestito da 1Maccabei 2,28: « Fuggì con i suoi figli tra i monti, abbandonando in città quanto avevano ».

Le parole Giacomo 2,23: « E si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio », sono prese in prestito da 1Maccabei 2,52: « Abramo non fu trovato forse fedele nella tentazione e non gli fu ciò accreditato a giustizia? ».

Le parole riferite all’abominio della desolazione menzionato in Daniele 11,31: « Forze da lui armate si muoveranno a profanare il santuario della cittadella, aboliranno il sacrificio quotidiano e vi metteranno l’abominio della desolazione », e in Matteo 24,15: « Quando dunque vedrete l’abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo », sono prese in prestito da 2Maccabei 8,17: « Tenendo davanti agli occhi le violenze da essi empiamente perpetrate contro il luogo santo e lo strazio della città messa a ludibrio e ancora la soppressione dell’ordinamento politico degli antenati ».

Luca 24,4: « Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti », e Atti 1,10: « E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro », si rifanno a 2Maccabei 3,26: « A lui apparvero inoltre altri due giovani dotati di gran forza, splendidi di bellezza e con vesti meravigliose ».

Ebrei 11,35: « Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione », si rifà a 2Maccabei 7,29: « Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia ».

In 1Corinzi 15,29: « Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? », Paolo si rifà a 2Maccabei 12,44: « Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti ».

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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