SPIEGAZIONE DI ALCUNI PASSI BIBLICI RIFERITI ALLA NATURA UMANA (CORPO E ANIMA RAZIONALE) ALLA QUALE IL FIGLIO DI DIO SI È UNITO IPOSTATICAMENTE

Giovanni 17
1 Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: « Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. 2 Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3 Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo ».

Gesù, il Figlio di Dio, è Dio esattamente come suo Padre. Gesù è della stessa sostanza del Padre (Giovanni 1,1; 8,58; 20,28; Atti 20,28; Colossesi 1,16-17; 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1 ecc.), ma non è un secondo Dio, poiché partecipa pienamente della medesima natura divina del Padre (Giovanni 16,15), essendo con lui una cosa sola (Giovanni 10,30). Perciò lo Spirito di Dio è, ad un tempo, lo Spirito del Padre (Matteo 10,20) e lo Spirito di Gesù (Atti 16,6-7; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1Pietro 1,10-12). Ciò che di Gesù doveva essere glorificata, è la natura umana che egli ha unito a sé stesso ipostaticamente (Giovanni 1,14; Galati 4,4). Paolo parla di questa glorificazione nella sua lettera ai Filippesi: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2,5-11) Si deve concludere che le parole di Gesù: “Che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17,3), vanno riferite alla sua natura umana. Egli, allo stesso tempo, è col Padre l’unico vero Dio.

Giovanni 20,17
Gesù le disse: « Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro ».

Il greco « adelphói » (fratelli) è qui riferito ai discepoli di Gesù (ved v 18). Gesù non parla di « Padre nostro », ma di « Padre mio e Padre vostro », perché mentre i cristiani sono figli adottivi di Dio, Gesù è invece il Figlio unigenito di Dio, della stessa natura e sostanza del Padre. Perciò Gesù distingue tra la sua figliolanza e quella dei discepoli. Le parole « Dio mio e Dio vostro », vanno riferite alla natura umana alla quale il Figlio di Dio si è unito ipostaticamente (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Romani 1,3). Secondo la natura umana e soltanto in riferimento a questa, Gesù è sottoposto a Dio ed è servo di Dio. Mentre secondo la sua persona divina (Giovanni 8,58-59; 20,28; Colossesi 1,16-17; 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1) Gesù è uguale al Padre, poiché con lui un solo Dio (Giovanni 10,30), e lo Spirito Santo è, ad un tempo, lo Spirito di Dio (Matteo 10,20; 12,28; 1Corinzi 2,11-12; 3,16; 12,3) e lo Spirito di Gesù (Atti 16,6-7; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1Pietro 1,10-12).

Giovanni 14,28
Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.

Gesù fa quell’affermazione in riferimento alla sua natura umana. Giunta la pienezza dei tempi, la seconda persona divina della Trinità, il Figlio (Logos), unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, si fece uomo (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Romani 1,3). È con la natura umana che Gesù, il Figlio di Dio, torna al Padre. In quanto persona divina, Gesù si trovava già col Padre – essendo con lui un solo Dio (Giovanni 10,30), non circoscritto (1Re 8,27; Salmi 139,5-12; Proverbi 15,3; Geremia 23,24; Marco 10,27) – e perciò al Padre doveva andare con la natura umana, e solo in riferimento a questa Gesù gli è inferiore. In quanto Dio Gesù è uguale al Padre (Filippesi 2,5-6).

Marco 15,34
Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Le parole dette da Gesù sulla croce non significano che egli si sentisse abbandonato dal Padre col quale è un solo Dio (Giovanni 10,30). Quelle parole sono riprese dal Salmo 22, nel quale sono profetate le sofferenze di Cristo, ma anche il suo trionfo. Con quel Salmo Gesù esprime, ad un tempo, la sofferenza delle sue umiliazioni e della morte sulla croce, e il convincimento della sua risurrezione e del suo trionfo.

Marco 13,32
Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Se in quell’occasione Gesù disse ai suoi discepoli di ignorare quel giorno, in un altra occasione disse loro di non avere la missione di rivelarlo poiché quel giorno è riservato all’autorità del Padre (Atti 1,7). Ma Gesù è un solo Dio col Padre (Giovanni 10,30). Egli conosce tutte le cose (Giovanni 21,17), poiché in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Colossesi 2,3), e perciò non può ignorare quel giorno. Così, quando ha detto di ignorarlo, ha voluto intendere che non era ancora giunto il tempo di rivelarlo. E questo i suoi discepoli lo compresero molto bene, altrimenti non gli avrebbero chiesto per la seconda volta quella rivelazione (Atti 1,6), né Pietro avrebbe affermato che in lui c’è la conoscenza di tutte le cose (Giovanni 21,17). Dio ha riservato alla sua autorità quel giorno, non rivelandolo agli uomini, perché vuole che noi vegliamo, che ci facciamo trovare sempre pronti (Marco 12,33-36).

Matteo 26,42
E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: « Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà ».

Giunta la pienezza del tempo, il Figlio di Dio ha unito a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, facendosi uomo (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Romani 1,3), simile in tutto a noi fuorché nel peccato (Ebrei 4,15). Perciò Gesù, il Figlio di Dio incarnato, è vero Dio e vero uomo. Le due nature, divina e umana, sussistono nell’unica persona divina del Figlio (Logos), senza confusione né mutamento né separazione, ma consevano entrambe la loro integrità. In Gesù, come vi sono due nature, così vi sono due volontà naturali, la divina (comune a tutte tre le persone della Trinità) e l’umana, indivisibili, immutabili, non confuse. La volontà umana è sottoposta, senza opposizione o riluttanza, a quella divina e onnipotente, secondo le parole usante dal Concilio di Costantinopoli III. E poiché le parole messe sulla bocca di Gesù (Matteo 26,42) riguardano la sua natura umana, si comprende bene che secondo la volontà umana Gesù dice di voler fare la volontà del Padre. Ugualmente, in Ebrei 10,7 è secondo la volontà umana che Gesù vuole adempiere alla sua volontà divina e onnipotente.

Filippesi 2,5-11
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Il Figlio di Dio unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Romani 1,3), si è spogliato non della sua divinità (Gesù infatti è una persona divina – Tito 2,13; 2Pietro 1,1; Colossesi 2,9; Giovanni 20,28), ma piuttosto delle sue prerogative divine, cioè nel senso che nella carne ha voluto essere provato in tutto come noi, ad eccezione del peccato (Ebrei 4,15). In Gesù c’è la pienezza della divinità (Colossesi 2,9), poiché egli non solo è uguale al Padre (Filippesi 2,6), ma è con lui una cosa sola (Giovanni 10,30). Egli spogliandosi delle sue prerogative divine, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Fu perciò glorificato dal Padre, e nel nome di Gesù ogni ginocchio si deve piegare nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua deve proclamare che Gesù Cristo è il Signore.

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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