TITO 2,13
ELLINIKÀ (Testo Greco)
Prosdecomenoi ten makarian elpida kai epiphaneian tes doxes tou megalou Theou kai Soteros hemon Iesou Christou
NV (Nova Vulgata)
Exspectantes beatam spem et adventum gloriae magni Dei et salvatoris nostri Iesu Christi.
CEI (Conferenza Episcopale Italiana)
Nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo.
MARTINI (Traduzione Italiana della Vulgata)
In espettazione di quella beata speranza, e di quella apparizione della gloria del grande Dio, e salvatore nostro Gesù Cristo.
TILC (Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente)
Mentre aspettiamo che si manifesti la gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo. Egli è la nostra gioia e la nostra speranza.
NR (Nuova Riveduta)
Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.
ND (Nuova Diodati)
Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo.
BG (Bibbia della Gioia)
Intanto, noi aspettiamo ciò che costituisce la nostra beata speranza, vale a dire, l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore: Gesù Cristo.
TNM (Traduzione del Nuovo Mondo)
Mentre aspettiamo la felice speranza e la gloriosa manifestazione del grande Dio e del Salvatore nostro Cristo Gesù.
NWT (New World Translation [versione inglese della TNM])
While we wait for the happy hopem and glorious manifestation of the great God and of our Savior, Jesus Christ.
Pur di negare la divinità di Gesù Cristo, gli autori della TNM e della NWT (versioni italiana e inglese del libro utilizzato dai testimoni di Geova) alterano Tito 2,13 aggiungendo un secondo « del » nel versetto, cioè davanti a « Salvatore », affinché il lettore venga portato a distinguere « Dio » da « Cristo Gesù ». Così nella versione inglese, è stato aggiunto « and of our » (e del nostro) davanti a « Savior » (Salvatore). Ma nel testo greco troviamo solamente davanti a « megalou Theòu » (grande Dio) l’articolo « tou » (del), e non pure davanti a « Soteros » (Salvatore). Quindi nella sua lettera pastorale, Paolo afferma in maniera inequivocabile che Gesù Cristo è « il nostro grande Dio e Salvatore », mentre gli autori della TNM e della versione inglese NWT, cercano di negare la sua divinità alterando il testo sacro. La medesima alterazione è stata introdotta in 2Pietro 1,1. Anche lì manca l’articolo « tou » davanti a « Soteros », e tuttavia nella TNM compare magicamente un secondo « del », davanti a « Salvatore ». Nelle versioni in inglese della New International Version, la New Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version, la New American Standard Bible, la NASB 1977 e 1995, la Amplified Bible, la Christian Standard Bible, la Holman Christian Standard Bible ecc, abbiamo la traduzione « of our great God and Savior Jesus Christ » (del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo), nella quale abbiamo « of our » (del nostro) solamente davanti a « great God » (grande Dio), e non pure davanti a « Savior » (Salvatore). Tutte queste traduzioni dimostrano l’inaffidabilità della TNM. Quando la Scrittura distingue Gesù da Dio, è perché sta distinguendo la persona del Figlio da quella del Padre, e non perché stia negando la divinità di Gesù, esplicitata in molte altre scritture (ved per esempio Giovanni 20,28; Atti 20,28; Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1). Infatti ogni volta che la Scrittura distingue Gesù dal Padre, mentre quest’ultimo viene chiamato « Dio », Gesù viene chiamato « il Signore » (ved per esempio 1Corinzi 8,6; Romani 10,9). Ma Dio stesso è « il Signore » (Genesi 9,26; 13,4; 14,22) e « l’unico Signore » (Deuteronomio 6,4; Marco 12,29), e chiamando Gesù « il Signore » (Filippesi 2,11; 1Corinzi 12,3) e « l’unico Signore » (1Corinzi 8,6; Giuda 1,4) e « il Signore di tutti » (Atti 10,36; Romani 10,12), la Scrittura ci dice chiaramente che egli è Dio. Attenzione non si tratta di un secondo Dio, poiché Gesù è col Padre un solo Dio (Giovanni 10,30), perché partecipa pienamente della medesima e indivisibile natura e sostanza divina del Padre (Giovanni 16,15).