IL FRUTTO DELLA TENTAZIONE

Riguardo al frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male (o frutto proibito, o frutto della tentazione) è probabile che l’autore sacro avesse in mente un fico, non una mela come siamo abituati a vedere raffigurata nell’arte cristiana. L’autore sacro, infatti, racconta che, immediatamente dopo aver mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, all’uomo e alla donna « si aprirono gli occhi e si accorsero di essere nudi; intrecciarono [perciò] foglie di fico e se ne fecero cinture » (Genesi 3,6-7). L’immediatezza di questa loro azione fa supporre che il fico si trovasse nelle vicinanze e che fosse proprio l’albero della conoscenza del bene e del male. Ma perché la tradizione cristiana ha sempre identificato la mela con il frutto della tentazione? L’identificazione della mela con il frutto della tentazione si deve alla Vulgata, la traduzione in latino della Bibbia, nella quale troviamo i termini « bonum » che significa « bene », e « malum » che significa « male », riferiti entrambi all’albero della conoscenza del bene e del male (Genesi 2,17). Il latino « malum » significa anche « mela ». Così, per il significato del termine « malum » e per il suo aspetto desiderabile agli occhi, la mela divenne – nella tradizione – immagine del frutto della tentazione. Nel racconto biblico « l’albero della conoscenza del bene e del male evoca simbolicamente il limite invalicabile che l’uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconoscere e con fiducia rispettare. L’uomo infatti dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle norme morali che regolano l’uso della libertà » (Catechismo 396). Creatura fatta ad immagine di Dio (Genesi 1,26-27) e costituito nella sua amicizia, l’uomo non può che viverla come libera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all’uomo di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: « Perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti » (Genesi 2,17).

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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