I FRATELLI DI GESÙ

Secondo i protestanti e i testimoni di Geova, Gesù aveva fratelli e sorelle (Matteo 12,46; Marco 3,31). Tra questi c’erano Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, e non meno di due sorelle (Matteo 13,54-56; Marco 6,3). Ciascuno di loro era figlio naturale di Maria, madre di Gesù, e di Giuseppe suo sposo (Matteo 1,25). Gesù è il primogenito di Maria (Luca 2,7), e di conseguenza ci sono secondogenito e terzogenito di Maria, e così via. Fin qui protestanti e testimoni di Geova.

Chiediamoci: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda sono figli di Maria, la madre di Gesù, e di Giuseppe suo sposo?

Nella Bibbia in riferimento a un fratello si fa uso del termine greco adelphós (Genesi 4,1-2 Septuaginta + Matteo 4,21). Ciò nonostante, adelphós è utilizzato in senso ben più ampio e, oltre ai fratelli germani, fa riferimento ai cugini (1Cronache 23,21-22 Septuaginta), a zio e nipote (confronta Genesi 13,8 con 11,27 Septuaginta), ai concittadini (Genesi 19,6-7 Septuaginta), ai membri di una tribù (1Cronache 15,4-10 Septuaginta), ai connazionali (Esodo 2,11; Deuteronomio 18,15 Septuaginta + Atti 3,17), agli sposi (Tobia 7,12 Septuaginta), ai bisognosi (Matteo 25,40), ai discepoli di Gesù (Giovanni 20,17-18) e a tutti coloro che fanno la volontà di Dio (Matteo 12,49-50). L’equivalente ebraico del maschile adelphós è ach, del femminile adelphé è achot. Spesso nella Bibbia quando si vuol specificare che due o più persone sono fratelli, vengono utilizzate queste formule: « Suo fratello, figlio di sua madre » (Genesi 43,29 Septuaginta). « Sua sorella, figlia di suo padre o figlia di sua madre » (Levitico 20,17 Septuaginta). « Miei fratelli, figli di mia madre » (Giudici 8,19 Septuaginta). « Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, nella barca insieme con Zebedèo loro padre » (Matteo 4,21).

Quanto al Salmo 69,8: « Sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre », va riferito a fratelli couterini di Gesù, figli di Maria e di Giuseppe?

Assolutamente no. Quel Salmo non è un riferimento a presunti fratelli couterini di Gesù, figli di Maria e di Giuseppe. Quel Salmo va riferito ai compatrioti di Gesù: Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: « Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi? ». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: « Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua ». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità (Marco 6,1-6). Perciò con « mia madre » va intesa la patria di Gesù, mentre con « miei fratelli » e « figli di mia madre » vanno intesi i compatrioti di Gesù.

Nel Nuovo Testamento, Giacomo – detto il minore (Marco 15,40) per distinguerlo dal figlio di Zebedèo (Marco 1,19) – è menzionato come figlio di Alfeo (Matteo 10,3; Marco 3,18; Luca 6,15; Atti 1,13) e di Maria di Clèopa (confronta Matteo 27,55-56 e Marco 15,40-41 con Giovanni 19,25), a volte chiamata « l’altra Maria » (confronta Matteo 27,61 e 28,1 con Marco 16,1) per distinguerla dalla madre di Gesù e dalla Maddalena. Alfeo di Giacomo non va confuso col padre di Levi (Marco 2,14).

Ioses (forma ellenistica di Giuseppe) è anch’egli menzionato come figlio di Maria di Clèopa (Marco 15,40.47).

Giuda (chiamato anche Taddeo – Matteo 10,3) – apostolo e autore della omonima lettera – è menzionato come fratello di Giacomo (Luca 6,16; Atti 1,13; Giuda 1,1).

Simone – secondo la testimonianza dello scrittore giudeo cristiano Egesippo (110-180), menzionato da Eusebio (Storia Ecclesiastica III, 11.32) – è un cugino di Gesù, perché suo padre Clèopa è il fratello di Giuseppe, il padre putativo di Gesù.

Clèopa e Alfeo di Giacomo sono la stessa persona. Nella Bibbia molti personaggi vengono menzionati con nomi diversi: Bartolomeo è chiamato Natanaèle (Matteo 10,2-4; Giovanni 21,1-2), Tommaso è chiamato Didimo (Giovanni 21,2), Matteo è chiamato Levi (Matteo 9,9; Marco 2,14), Giuda è chiamato Taddeo (Luca 6,16; Marco 3,18), Giuseppe è chiamato Barnaba (Atti 4,36), Giovanni è chiamato Marco (Atti 12,25), Saulo è chiamato Paolo (Atti 13,9), Simone è chiamato Pietro (Matteo 16,18). Alcuni sono nomi propri, altri sono epiteti (ad es Pietro, Barnaba, Didimo).

Quindi Giacomo, Ioses, Giuda e Simone non sono figli della madre di Gesù, ma cugini di lui, e così quelle sorelle (Marco 6,3). I fratelli di Gesù non sono mai detti « figli di sua madre », né sono detti « figli di Giuseppe » come è in uso nella Bibbia (ved ad esempio Giacomo di Zebedèo, Giacomo di Alfeo, Levi di Alfeo ecc).

Oltre ad adelphoi (1Cronache 23,21-22 Septuaginta), il greco fa uso di anepsiòs per indicare i cugini (Numeri 36,11; Tobia 9,6 Septuaginta + Colossesi 4,10), ma quasi sempre con riferimento a una distanza geografica. Infatti Tobi abitava a Ninive, in Mesopotamia (Tobia 11,16), mentre suo cugino Gabael abitava a Rage, nella Media (Tobia 1,14). Barnaba era di Cipro (Atti 4,36), mentre suo cugino Marco abitava a Gerusalemme (Atti 12,12). Solo in Numeri 36,11-12 non c’è riferimento a una distanza geografica riguardo le figlie di Zelofcad e i loro cugini. Spesso il greco adelphós – come pure il suo equivalente ebraico ach – può indicare una stretta relazione tra due o più persone: così Abramo e suo nipote Lot (Genesi 13,8 Septuaginta), Tobia e la sua sposa Sara (Tobia 7,12 Septuaginta), Gesù e i suoi discepoli (Giovanni 20,17 Septuaginta). Per questo la Bibbia, in riferimento ai cugini, fa anche uso di adelphós. Per « parenti » invece il greco ha syngenes, ma senza specificare il grado di parentela (Luca 1,36; Giovanni 18,26). Il termine syngenes può essere utilizzato in senso più ampio, ad esempio in riferimento a un connazionale (Romani 9,3).

Dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe suo sposo ebbero rapporti coniugali?

Spesso nella Bibbia si fa uso della congiunzione temporale heôs – che significa « finché, fino a » (Matteo 1,25) – per negare un’azione per il tempo passato, ma non per riferire un cambiamento di situazione per il tempo successivo. Matteo non ci sta dicendo che dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe ebbero rapporti coniugali (nella Scrittura il verbo « conoscere » è spesso riferito all’atto sessuale – Genesi 1,1.17.25), ma vuole solo evidenziare che il concepimento di Gesù è avvenuto per opera dello Spirito Santo (Matteo 1,18), e cioè senza l’intervento di un uomo, ma per la potenza divina. Nella Bibbia abbiamo alcuni esempi riguardo l’uso di heôs: « Oracolo del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi » (Salmi 109,1 Septuaginta). Ora quel finché, non significa che dopo, Gesù Cristo, non siederà più alla destra del Padre. « Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte » (2Samuele 6,23 Septuaginta). Certamente Mikal non ebbe figli dopo la sua morte. Perciò heôs non implica che Maria e Giuseppe abbiano avuto rapporti coniugali dopo la nascita di Gesù. Anzi, Giuseppe – scrive Tommaso d’Aquino – si sarebbe reso colpevole della massima presunzione se avesse tentato di violare una donna che, come egli aveva conosciuto per rivelazione angelica, aveva concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo (Somma Teologica III, q 28, a 3). Così Maria – scrive ancora Tommaso d’Aquino – si sarebbe dimostrata ingrata a non accontentarsi di un Figlio così grande e a perdere spontaneamente con rapporti coniugali la verginità, che un miracolo le aveva conservato (Somma Teologica III, q 28, a 3).

Poiché Gesù è il primogenito di Maria, significa che dopo di lui ci sono stati un secondogenito, un terzogenito e così via?

Per gl’Israeliti il primogenito era un termine legale, in quanto i genitori dovevano pagare per lui un prezzo di riscatto (Esodo 13,13). Non necessariamente un primogenito è il maggiore di altri fratelli, poiché il termine indica semplicemente che nessuno è nato prima di lui. Per esempio un articolo del BuongiornoAlghero.it del 5 Gennaio 2015, riguardo una tragedia avvenuta nell’ospedale Sirai di Carbonia, ha come titolo « Muore in sala parto dopo aver partorito il suo primogenito ». Certamente la povera donna non ha potuto partorire un secondogenito e un terzogenito. Oppure, facendo riferimento alla Scrittura, l’unico Figlio di Dio (Giovanni 1,14.18; 3,16) è detto « il suo primogenito » (Ebrei 1,6). Quindi il fatto che Gesù sia chiamato primogenito di Maria (Luca 2,7), non implica che vi siano stati altri figli dopo di lui.

Il Nuovo Testamento non fa mai riferimento ad altri figli naturali di Maria, madre di Gesù, e ai figli naturali di Giuseppe suo sposo. Questi infatti non sono menzionati quando Gesù aveva dodici anni, né quando fu crocifisso. Anzi Gesù, prima di spirare, affida sua madre al discepolo amato (Giovanni 19,27), che secondo il senso letterale fa probabilmente riferimento all’apostolo Giovanni, figlio di Zebedèo (Matteo 4,21; 10,2) e di Salomè (confronta Matteo 27,56 con Marco 15,40-41). Evidentemente Maria, oltre Gesù, non aveva figli naturali che si potessero prendere cura di lei come conviene a un figlio verso il proprio genitore (Esodo 20,12; Deuteronomio 5,16; Siracide 7,27; Luca 18,20; Efesini 6,2), e perciò viene – secondo il senso letterale – accolta in casa del discepolo amato da Gesù (secondo il senso spirituale il discepolo amato è figura della Chiesa, alla quale Maria è affidata e accolta quale madre). Probabilmente Giuseppe, lo sposo di Maria madre di Gesù, doveva essere già deceduto quando Gesù diede inizio al suo ministero (Luca 3,23). Infatti non viene menzionato nell’episodio delle nozze a Cana di Galilea (Giovanni 2,1-12) né quando Maria andò a cercare Gesù assieme ai suoi parenti (Marco 3,32) né durante la crocifissione (Giovanni 19,25) né dopo (Atti 1,12-14).

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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