SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

Il sacramento della riconciliazione è stato istituito da Cristo, il quale ha trasmesso agli apostoli la missione ricevuta dal Padre (Matteo 28,19-20; Marco 16,15-20; Giovanni 17,18; 20,21), e ha conferito loro il suo stesso potere divino di rimettere i peccati (Matteo 18,18; Giovanni 20,19-23). Gli apostoli hanno poi trasmesso questo dono spirituale ai loro successori, i vescovi, e ai presbiteri loro collaboratori, mediante l’imposizione delle mani (2Timoteo 1,6; 1Timoteo 4,14; 5,22; Atti 14,23; Tito 1,5). Scrivendo il vangelo secondo Matteo, l’autore ha fatto un riferimento a questo dono spirituale, menzionando « Dio che ha dato un tale potere agli uomini » (Matteo 9,8). Nei suoi scritti Luca ci parla di confessione pubblica (Atti 19,18), e così anche Giacomo nella sua lettera (5,16). La forma privata fu stabilita nel V secolo da Leone Magno, vescovo Romano dal 440 al 461, per cui i peccati dovevano venir « manifestati al solo vescovo, in un colloquio privato » (Lettera 168). Nella sua prima lettera Giovanni scrive: « Se confessiamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto, ci libera dai peccati purificandoci da ogni iniquità » (1Giovanni 1,9). Per « liberare » Giovanni fa uso del verbo « aphiemi », che nel Nuovo Testamento è utilizzato in riferimento al potere di rimettere i peccati proprio di Gesù (Matteo 9,2.5.6) e trasmesso agli apostoli (Giovanni 20,23) che a loro volta l’hanno trasmesso ai loro successori. Infatti quando un sacerdote rimette i peccati, è Cristo stesso a rimetterli, poiché lui stesso si rende presente nella persona del ministro con la sua azione realmente efficace. In virtù del Sacerdozio di Cristo al quale partecipano mediante il sacramento dell’ordine (cioè per mezzo del dono spirituale trasmesso mediante l’imposizione delle mani) vescovi e presbiteri agiscono in persona Christi capitis, e cioè in persona di Cristo capo, e sono chiamati in modo particolare col titolo di « sacerdote », poiché rispetto al sacerdozio comune a tutti gli uomini mediante il sacramento del battesimo (1Pietro 2,5; Apocalisse 1,6), la loro è una partecipazione ministeriale al Sacerdozio di Gesù. Essi dunque sono anche mediatori tra Dio e gli uomini. Non si tratta di un’altra mediazione, differente da quella di Gesù. La mediazione dei sacerdoti è parte di quell’unica e perfetta mediazione di Gesù Cristo (1Timoteo 2,5), ed è a questa subordinata. Se così non fosse gli apostoli e i loro successori non potrebbero rimettere i peccati come invece la Scrittura ci dice. La Chiesa è una comunione di santi, poiché tutti i fedeli sono « battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, il quale è formato da molte membra » (1Corinzi 12,13-14). Quindi « se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme, e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui » (1Corinzi 12,26). Perciò la Chiesa insegna che coloro che si accostano al sacramento della riconciliazione « ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera » (Catechismo 1422). « Cristo ha istituito il sacramento della riconciliazione per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della penitenza e della riconciliazione offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione » (Catechismo 1446). Nel 1215, il Concilio Lateranense IV stabilì che « ogni fedele dell’uno e dell’altro sesso, giunto all’età di ragione, confessi lealmente, da solo, tutti i suoi peccati al proprio parroco almeno una volta l’anno, e adempia la penitenza che gli è stata imposta secondo le sue possibilità ».

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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