LA DEVOZIONE PER LE SACRE IMMAGINI

La devozione per le sacre immagini è legata alla devozione per i Santi. Nella Bibbia il Signore proibisce l’uso di certe immagini, ma solo se queste sono mezzo per l’idolatria (Esodo 20,3-5; Deuteronomio 32,21; Salmi 115,4; 135,15; Isaia 40,19; 41,29; 44,9-17; 46,6; Geremia 10,5 ecc). L’uomo non deve prostrarsi davanti agli idoli né deve servirli (Esodo 20,5). Un esempio di questa idolatria, severamente proibita dal Signore, l’abbiamo nell’episodio in cui il popolo eletto fabbricò nel deserto un vitello d’oro, durante l’assenza di Mosè, accendendo l’ira del Signore. Il popolo, infatti, peccò contro il Signore idolatrando quel vitello come loro dio, attribuendogli la loro liberazione dalla schiavitù in terra d’Egitto (Esodo 32,4). Ma il Signore è l’unico vero Dio, e fu il Signore a liberare dalla schiavitù il popolo eletto e a condurlo fuori dalla terra d’Egitto. Egli e nessun altro. La proibizione di figure e immagini scolpite riguarda soltanto gli idoli, non pure ciò che favorisce il culto dell’unico vero Dio. Nella Sacra Scrittura vediamo che il Signore stesso comanda l’uso di immagini sacre, come quelle di cherubini scolpite sull’Arca dell’Alleanza che egli stesso comandò di costruire (Esodo 25,18-22; 35,35; 36,35; 37,7-9). Oppure il serpente di rame attraverso il quale il Signore salvava gli israeliti morsi dai serpenti (Numeri 21,4-9). Il Signore non tenta nessuno al male (Giacomo 1,13), perciò nessuno può dire che il Signore condanna l’uso delle immagini sacre, quand’egli stesso ha voluto l’uso di queste, come si è detto, condannando invece l’idolatria che, contrariamente alle immagini sacre, non favorisce il culto dell’unico vero Dio. Infatti lo stesso serpente che fu fatto per ordine del Signore, venne poi distrutto da Ezechia, perché il popolo cominciò ad adorarlo (2Re 18,4). Anche Salomone, il sapiente per eccellenza (2Cronache 1,11-12), fece porre all’interno del tempio immagini sacre che rappresentavano cherubini, buoi e leoni (1Re 6,23-35; 7,27-37; 2Cronache 3,7-14; 4,3-4). Ciò fu chiaramente approvato dal Signore (1Re 9,3). Ci è lecito adornare le nostre case e le nostre parrocchie con le sacre immagini. Infatti mentre contempliamo quelle figure, siamo chiamati ad imitare ciò che rappresentano: il Signore Gesù Cristo e la Santa Vergine Maria, i Santi apostoli, i Santi angeli, i martiri e i beati. Inoltre le sacre immagini sono anche utili a migliorare la conoscenza di molti episodi biblici e a farci entrare con la mente in quelle situazioni come se noi stessi le vivessimo. Quindi sono davvero utili a noi credenti.

Anche il bacio alle sacre immagini, l’inchino e la preghiera davanti a queste ci sono lecite. E infatti, come si è detto sopra, le sacre immagini esortano noi credenti ad imitare ciò che queste rappresentano. Quindi le nostre preghiere non sono rivolte ad’un crocifisso di legno o ad’una scultura di marmo o ad’una tela, ma sono rivolte alla persona che questi rappresentano, affinché intercedano per noi presso il Signore nostro Dio. È lui la fonte di ogni grazia. Nella Sacra Scrittura vi sono tanti esempi di prostrazioni davanti alla creatura, e colui che si prostrava, almeno che non lo facesse in atteggiamento di adorazione, non era mai accusato di qualcosa di illecito. Vediamo qualche passo biblico: « Giacobbe passò davanti a loro e si prostrò sette volte fino a terra » (Genesi 33,3). « Mosè andò incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò » (Esodo 18,7). « Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: “O re, mio signore”; Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò » (1Samuele 24,9). « Appena Abigail vide Davide, smontò in fretta dall’asino, cadde con la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra » (1Samuele 25,23). « Fu annunziato al re: “Ecco c’è il profeta Natan”. Questi si presentò al re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra » (1Re 1,23). In Rivelazione, invece, Giovanni dopo essersi prostrato viene rimproverato dall’angelo, ma solo perché l’apostolo, credendo di vedere la maestà del Signore Dio, gli si prostrò dinanzi in atteggiamento di adorazione, come specifica la Scrittura (Apocalisse 19,10; 22,8-9). Anche Cornelio si prostrò dinanzi a Pietro in atteggiamento di adorazione, e perciò fu rimproverato (Atti 10,25-26). Quindi l’inchino e la preghiera davanti alle sacre immagini non è un atto di idolatria, così come non è idolatria il baciare una figura per devozione verso ciò che rappresenta. Infatti, talvolta baciamo in segno di affetto e di devozione le foto dei nostri cari, i figli, i genitori, i defunti. Certamente non rechiamo alcuna offesa al Signore Dio né rendiamo i nostri cari o quelle foto oggetto di idolatria. La stessa cosa va detta quando baciamo le sacre immagini. Le baciamo per l’affetto e la devozione che nutriamo verso ciò che rappresentano.

Quanto all’incensare le immagini sacre, non significa adorarle, ma significa l’unione delle preghiere di coloro che rappresentano (Maria, gli angeli, i beati) con le preghiere di Cristo. Anche i fedeli vengono incensati durante le celebrazioni solenni, e certamente non per essere adorati, ma come simbolo dell’unione delle loro preghiere con le preghiere di Cristo.

Pure le processioni della Chiesa sono lecite e non servono per adorare creature né oggetti inanimati. Partecipare alle processioni vuol dire riconoscere e omaggiare pubblicamente Cristo, Maria e i Santi. Durante le processioni la fede di noi cattolici viene pubblicamente manifestata. Ciò è cosa buona è giusta. La Chiesa è una comunione di santi, poiché tutti i fedeli sono battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, il quale è formato da molte membra (1Corinzi 12,13-14). Il membro più importante è Cristo, che è il capo. È giusto quindi che tutta la Chiesa gioisca quando un Santo è onorato, secondo le parole dell’apostolo che afferma che se un membro è onorato, tutte le altre membra gioiscono con lui (1Corinzi 12,26). Nel vangelo Cristo afferma: « Se uno serve me, il Padre lo onorerà » (Giovanni 12,26). I Santi che sono nella gloria del cielo hanno servito il Signore Dio nel suo Cristo e sono onorati dal Padre. Ora, se il Signore Dio onora i Santi nel cielo, perché non dovremmo onorarli anche noi? Noi cattolici li onoriamo e proclamiamo così la bontà del Padre che ha fatto risplendere nei Santi l’opera della redenzione.

Infine, anche la devozione per le reliquie è legata alla devozione per i Santi. Il Concilio Vaticano II afferma: « La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei Santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare » (Sacrosanctum Concilium, 111). La devozione per le reliquie non è contraria alla Sacra Scrittura. Nel Secondo libro dei Re vediamo Eliseo compiere un miracolo col mantello di Elia, separando le acque dopo averle percosse con quel mantello e potendo così passare dall’altra parte (2Re 2,14). Nel medesimo libro vediamo che un defunto venuto a contatto con le ossa di Eliseo risuscitò e si alzò in piedi (2Re 13,21). Nel suo vangelo Marco racconta di una donna affetta da emoraggia che accorse da Gesù e toccò il suo mantello, dicendo: « Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita ». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male (Marco 5,25-34). Negli Atti degli apostoli leggiamo che i credenti di Efeso imponevano ai malati fazzoletti e grembiuli serviti a Paolo nel lavoro, e questi guarivano (Atti 19,12). Noi cattolici non veneriamo le reliquie per se stesse, ma per il Santo che queste rendono presente e attraverso il quale il Signore stesso agisce.

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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