Matteo 1,24-25: Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé la sua sposa, e non la conobbe finché ella non ebbe partorito un figlio primogenito, e gli pose nome Gesù.
L’evangelista fa uso della congiunzione temporale heôs (finché, fino a quando) per negare un’azione per il tempo passato, ma non per riferire un cambiamento di situazione per il tempo successivo. Matteo non ci sta dicendo che dopo la nascita del bambin Gesù, Giuseppe e Maria ebbero rapporti coniugali (nella Scrittura il verbo « conoscere » è spesso sinonimo di unione coniugale, Genesi 1,1.17.25), ma vuole solo evidenziare che il concepimento di Gesù è avvenuto per opera dello Spirito Santo (Matteo 1,18), e cioè senza l’intervento di un uomo. Riguardo l’uso di heôs, la Scrittura ci dà alcuni esempi: « Oracolo del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché (heôs) io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi » (Salmi 109,1 Settanta). Ora quel finché, non significa che dopo, Gesù Cristo, non siederà più alla destra del Padre. « Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al (heôs) giorno della sua morte » (2Samuele 6,23 Settanta). Certamente Mikal non ebbe figli dopo la sua morte, e perciò, come già detto sopra, « heôs » (finché, fino a quando) non implica necessariamente un cambiamento di situazione per il tempo successivo. Quanto al prototòkos (primogenito) era per gl’Israeliti un termine legale, in quanto i genitori dovevano pagare per lui un prezzo di riscatto (Esodo 13,13). Allora un primogenito non necessariamente ha dei fratelli germani, poiché si usava chiamare un figlio primogenito sia che fosse il maggiore di più figli, sia che fosse l’unico, poiché nessuno è nato prima di lui.