SENSO LETTERALE E SENSO SPIRITUALE DELLA SCRITTURA

I sensi con cui va letta la Scrittura sono quattro:

› lettera
› allegoria
› morale
› anagogia

La lettera è il senso più ovvio, ed è quello che insegna i fatti.
L’allegoria insegna cosa credere.
La morale insegna cosa fare.
L’anagogia insegna dove tendere.

L’allegoria, la morale e l’anagogia costituiscono la parte spirituale della Scrittura. Ecco un esempio dell’uso dei quattro sensi con cui va letta la Scrittura: Chi dice al fratello: « pazzo », sarà sottoposto al fuoco della Geenna (Matteo 5,22).

Premessa: La valle di Hinnom, comunemente chiamata Geenna, è una valle maledetta (Levitico 20,1-5; Geremia 7,31-32) che si trova a sud-ovest di Gerusalemme, nella quale, in tempi antichi, si offrivano a Moloch sacrifici umani attraverso il fuoco (Levitico 18,21; 2 Re 23,10). Anche dopo la fine del culto a Moloch, il fuoco di questa valle continuava a bruciare, divorando i rifiuti di Gerusalemme.

Lettera: Secondo il senso letterale, chi dice « pazzo » al fratello dev’essere sottoposto al fuoco della valle di Hinnom.

Allegoria: Allegoricamente la valle di Hinnom viene utilizzata da Gesù come immagine della condizione di sofferenza dei dannati, e cioè coloro che sono definitivamente separati da Dio e si trovano all’inferno, tra i tormenti. Questa condizione è presentata con l’immagine del fuoco che non smette di divorare, a voler intendere che la sofferenza dei dannati non è mitigata.

Morale: Secondo il senso morale Gesù ci esorta a non peccare contro la carità, poiché tali peccati rendono, chi li commette, meritevole del fuoco eterno (Matteo 18,8; Apocalisse 21,8). La parola « pazzo » è una grave ingiuria quando usata con lo scopo di recare danno al prossimo.

Anagogia: Il senso anagogico considera le parole di Gesù come occasione per ribadire che il peccato sarà giudicato da Dio secondo una giustizia eterna (Giuda 7).

Nella Scrittura sono presenti molte figure retoriche. Tra queste abbiamo: iperbole, antropomorfismo, personificazione, ironia, metonimia, similitudine, simbolismo, metafora. Qualche esempio:

Iperbole: “Ci sono eunuchi che si sono resi tali per il regno dei cieli” (Matteo 19,12). Dove per “eunuchi” s’intendono i celibi. Gli eunuchi sono persone sessualmente impotenti, nati così o resi tali dagli uomini per castrazione. Gesù utilizza un iperbole (e cioè una esagerazione che impressioni la fantasia di chi ascolta) in riferimento a coloro che scelgono la via del celibato per dedicarsi solo al regno di Dio.

Antropomorfismo: “Vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio, e attorno a lui stavano dei serafini” (Isaia 6,1-2). Oppure: “Ricordati di quello che il Signore tuo Dio fece al faraone e a tutti gli Egiziani (…) della mano potente e del braccio teso con cui il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire” (cf Deuteronomio 7,18-19). Lo scrittore fa uso di antropomorfismo, attribuendo a Dio che è spirito, e cioè incorporeo e invisibile (Colossesi 1,15; 1Timoteo 1,17), delle somiglianze con il corpo umano. Ciò è reso necessario dalla nostra incapacità di cogliere Dio se non per analogia con l’esperienza umana. A Dio vengono attribuite parti corporee e positure a motivo delle loro operazioni che si prestano a certe analogie.

Personificazione: “Sappiamo infatti che tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi” (Romani 8,22). Qui Paolo attribuisce all’intera creazione alcuni tratti psicologici e comportamentali degli esseri umani. Un altro esempio: “La morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire” (Romani 5,14). Anche la morte viene personificata mediante alcuni tratti comportamentali dell’uomo, come il regnare.

Ironia: “Ora io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi super-apostoli!” (2Corinzi 11,5). Con « super-apostoli » Paolo si riferisce ai falsi apostoli che predicavano un vangelo diverso da quello di Cristo (2Corinzi 11,3.4.13.14.15). Quindi il senso di « super-apostoli » è qui contrario a quello letterale. Oppure: “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male” (Genesi 3,22). Adamo ed Eva vollero essere simili a Dio, ma ribellandosi a Dio sono diventati invece simili agli angeli decaduti, ossia spogliati della grazia santificante. Così Dio commenta l’accaduto in modo ironico. Il significato di quelle parole è chiaramente contrario a quello letterale. Questa è l’ironia.

Metonimia: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?” (1Corinzi 10,16). Dove il nome del contenente (calice) viene utilizzato per quello del contenuto (vino eucaristico).

Similitudine: “Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: « Seguitemi, vi farò pescatori di uomini ». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono” (Matteo 4,18-22). Nel suo racconto Matteo utilizza una similitudine tra la chiamata dei primi due fratelli (vv 18-20) e la chiamata degli altri due fratelli (vv 21-22), e cioè facendo uso di termini che denotano somiglianza.

Simbolismo: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (Giovanni 1,29). Dove l’agnello simboleggia Gesù Cristo, il quale si è offerto in sacrificio per liberare gli uomini dal peccato.

Metafora: “Io sono il buon pastore” (Giovanni 10,11). La metafora è una forma di paragone tra due cose. Qui il paragone tra Gesù e il buon pastore viene evidenziato da ciò che segue: “Il buon pastore offre la vita per le pecore (…) Io sono il buon pastore (…) e offro la vita per le pecore” (vv 11-15).

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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