Il ministero sacerdotale per le donne non trova alcun fondamento sulla Scrittura. Gesù infatti scelse dodici uomini (Luca 6,13-16) a cui trasmettere la missione ricevuta dal Padre (Giovanni 17,18; 20,21). Egli chiamò « apostoli » (e cioè « inviati », dal greco « apostolon ») questi uomini, e li rivestì della sua stessa autorità (Matteo 10,40; 18,18), ordinando loro di predicare il vangelo a tutte le genti (Marco 16,15) e di amministrare il battesimo (Matteo 28,19), di celebrare l’eucaristia (Luca 22,19; 1Corinzi 11,24) e di rimettere i peccati (Giovanni 20,23), di scacciare i demoni (Matteo 10,1; Marco 3,15) e di guarire gli infermi (Matteo 10,8). La missione che Cristo ha affidato a questi uomini non doveva cessare con la morte di loro, ma deve continuare fino al suo ritorno visibile (Matteo 28,20), e perciò gli apostoli la trasmisero, assieme ai poteri ricevuti, ad altri uomini, loro successori, mediante il sacramento dell’ordine, ossia per mezzo dell’imposizione delle mani (2Timoteo 1,6; 1Timoteo 4,14; 5,22; Atti 14,23; Tito 1,5). La Chiesa chiama « successione apostolica » questa trasmissione della missione e dei poteri degli apostoli. Questi successori degli apostoli sono chiamati « episcopi » o « vescovi », e cioè « sorveglianti » (dal greco « episkeptomai » che significa « sorvegliare »), e « presbiteri » o « preti », e cioè « anziani » (dal greco « presbyteroi »). I vescovi e i presbiteri portano in modo speciale il titolo di « sacerdote », poiché la loro è una partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo. Esistono infatti due tipi di sacerdozio: quello comune a tutti gli uomini e a tutte le donne mediante il sacramento del battesimo, e quello ministeriale riservato ai soli uomini mediante il sacramento dell’ordine. I sacerdoti, in virtù del sacramento dell’ordine, agiscono in « persona Christi capitis », e cioè in persona di Cristo capo, e per questo sono mediatori tra Dio e gli uomini. Ma Cristo è un uomo, non una donna, e mai nella Chiesa primitiva è stata conferita alle donne l’ordinazione sacerdotale. Nel 2 Maggio 1994, Giovanni Paolo II decretò: « Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa » (Ordinatio Sacerdotalis). Le donne, anche se in modo differente da alcuni uomini, e cioè dai sacerdoti, offrono servizio alla Chiesa, come le membra in maniera differente tra loro servono al corpo. L’occhio non ha la stessa funzione della mano, ma entrambe queste membra servono al corpo, chi in un modo e chi in un’altro. Così le donne, pur in modo differente dai sacerdoti, servono la Chiesa. Queste, chi in un modo e chi in un’altro, offrono un buon servizio alla comunità ecclesiale.
SE IL SACERDOZIO MINISTERIALE PER LE DONNE SIA FONDATO SULLA SCRITTURA