La parola « inferno » è la traduzione del latino « infernus », e letteralmente significa « che si trova in basso ». Il latino « infernus » corrisponde al greco « ades », il quale indica il soggiorno dei morti, e cioè la fossa comune in cui vengono sepolti i cadaveri (Salmo 6,6; Ecclesiaste 9,10). L’equivalente ebraico di « ades » è « sheol ». La parola « inferno » ha pure un senso spirituale, e tale è l’uso che ne fa Gesù quando parla della sorte del ricco epulone: « Un giorno il ricco morì e fu gettato nell’inferno tra i tormenti » (Luca 16,22-23). Nella Bibbia abbiamo due categorie di « morti », quelli secondo la carne, e quelli secondo lo spirito, cioè i tiepidi, e quest’ultimi sono coloro che sono separati dalla comunione con Dio (Apocalisse 3,16). Un esempio di distinzione tra queste due categorie di morti lo troviamo nelle parole di Gesù: « Lascia che i morti seppelliscano i loro morti » (Matteo 8,22), dove la prima occorrenza di « morti » è un riferimento ai tiepidi. Si può essere separati dalla comunione con Dio già in questo mondo, a causa dell’incredulità e del peccato mortale, e nell’altro mondo questa separazione diventa definitiva. In questo senso Gesù parla dell’inferno, e cioè del soggiorno di coloro che sono definitivamente separati da Dio. San Giovanni Paolo II insegnava che l’inferno « sta ad indicare più che un luogo, la situazione in cui viene a trovarsi chi liberamente e definitivamente si allontana da Dio, sorgente di vita e di gioia » (Catechesi del 28 Luglio 1999). Nella loro predicazione Gesù e i suoi discepoli hanno utilizzato spesso le immagini della geenna (Matteo 10,28; Marco 9,43), del fuoco eterno (Matteo 18,8; 25,41; Giuda 1,7), delle tenebre (Matteo 22,13; 25,30), della fornace ardente (Matteo 13,49-50) e dello stagno di fuoco e zolfo (Apocalisse 21,8) in riferimento alla sofferenza dei dannati, e cioè coloro che sono definitivamente separati da Dio. L’immagine del fuoco eterno allude ad una sofferenza non mitigata.
L’INFERNO – LA CONDIZIONE DI COLORO CHE SONO DEFINITIVAMENTE SEPARATI DA DIO