FONDAZIONE DELLA CHIESA DI ROMA

La Chiesa Cattolica Romana esiste dal I secolo, non dal IV secolo, né fu fondata dall’imperatore Costantino come falsamente affermano i detrattori della Romana Chiesa. La Chiesa Cattolica Romana è apostolica. Primo vescovo Romano, nel I secolo, fu l’apostolo Pietro al quale succedette Lino, al quale succedette Cleto (diminuitivo di Anacleto), al quale succedette Clemente, al quale succedette Evaristo, e così via fino a oggi. Si tratta della trasmissione del primato di Pietro mediante la successione dei vescovi Romani. Pietro fu per la prima volta a Roma intorno al 42, al principio del regno di Claudio (Storia Ecclesiastica II, 14,6) – probabilmente subito dopo la sua miracolosa liberazione dal carcere di Gerusalemme (Atti 12,17) – e fu vescovo della Chiesa di Roma per 25 anni, secondo quanto riporta Girolamo (Gli uomini illustri 1,1). Da Roma scrisse la sua prima lettera, nella quale indica la città imperiale chiamandola in senso figurato Babilonia (1Pietro 5,13; Storia Ecclesiastica II, 15,2). Infatti nell’ambiente Giudaico-Cristiano, il nome Babilonia veniva utilizzato in senso figurato per indicare Roma, divenuta simbolo del male a causa delle persecuzioni contro i Cristiani (Apocalisse 17,5.6.9). Fu la predicazione di Pietro a Roma la causa della composizione del vangelo secondo Marco (Storia Ecclesiastica II, 15,1; VI, 14, 6). L’apostolo però non si stabilì a Roma senza mai muoversi di là. Roma è la sede apostolica, non la dimora. Infatti nel 48 Pietro lasciò Roma e partì per Antiochia, dove si scontrò con Paolo (Galati 2,11-14) a causa di certe questioni che portarono alla convocazione del Concilio di Gerusalemme (Atti 15,1-35) e nel quale furono risolte. Alcuni anni dopo fece ritorno a Roma, rimanendovi fino al martirio avvenuto nel 67: Fu crocifisso a testa in giù (Storia Ecclesiastica III, 1,2). Il termine « Cattolica », attribuito alla Chiesa, significa « Universale » e appare per la prima volta nella lettera che Ignazio vescovo di Antiochia scrisse per l’amico Policarpo, vescovo di Smirne e discepolo dell’apostolo Giovanni: « Dove c’è Gesù Cristo ivi è la Chiesa Cattolica » (Smirnesi VIII, 2). La Chiesa è Cattolica poiché è chiamata da Cristo alla diffusione universale del suo messaggio. Purtroppo già nei primi secoli vi furono delle separazioni in seno alla Chiesa Cattolica e, successivamente, col grande scisma di Oriente nel X secolo, e col grande scisma di Occidente nel XVI, il termine « Cattolica » ha assunto un significato confessionale, e indica la parte della Chiesa in comunione col vescovo di Roma. Ci sono tuttavia anche Cristiani di altre confessioni che attribuiscono a sé stessi il termine Cattolici o Veterocattolici, e perciò i Cristiani in comunione col vescovo di Roma sono chiamati Cattolici Romani. Verso la fine del I secolo, Clemente Romano – che fu un collaboratore degli apostoli (Filippesi 4,3) e terzo successore dell’apostolo Pietro sulla cattedra di Roma – scrisse una lettera indirizzata alla Chiesa di Corinto. Il motivo della composizione di questa lettera furono i disordini sorti in questa comunità, nella quale alcuni giovani membri si erano ribellati contro i presbiteri, che essi avevano destituito arbitrariamente. Perciò nella sua lettera Clemente richiama i Corinzi al ravvedimento e all’obbedienza ai presbiteri (Corinzi LVII, 1-2), minacciandoli di gravi sanzioni se non obbedito (Corinzi LIX, 1). Questa lettera di Clemente è una testimonianza di come già nel I secolo il vescovo di Roma avesse l’autorità di prendere disposizioni nei confronti di un altra Chiesa particolare, qui quella di Corinto. Eusebio ci fa sapere che l’avvertimento del vescovo di Roma fu accolto dai Corinzi e messo in pratica (Storia Ecclesiastica IV, 23, 11). Sempre Eusebio ci fa sapere che la lettera di Clemente fu molto stimata e letta pubblicamente in molte comunità cristiane (Storia Ecclesiastica III, 16). La lettera di Clemente afferma l’autorità dei vescovi sui fedeli e il primato della Chiesa di Roma sulle altre Chiese particolari. Nel II secolo, Ireneo vescovo di Lione afferma che la Chiesa di Roma è stata fondata dai gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo, e che la sua tradizione apostolica è stata trasmessa per mezzo della successione dei suoi vescovi e che, con la Chiesa di Roma, in ragione della sua autorità superiore, deve accordarsi ogni altra Chiesa, poiché in essa è conservata la tradizione apostolica (Contro le eresie III, 3, 2). E menziona così la successione dei vescovi Romani, da Lino – che fu il primo successore dell’apostolo Pietro – a Eleuterio, il vescovo Romano d’allora, affermando che con tale successione è stata conservata e trasmessa fedelmente dagli apostoli la stessa, unica vivifica fede (Contro le eresie III, 3, 3). Nella metà del III secolo, Dionisio (o Diogini) vescovo di Alessandria, che combatteva l’eresia sabelliana o patripassiana di alcuni presbiteri della Libia, fu accusato presso il suo omonimo e contemporaneo vescovo di Roma da alcuni presbiteri egiziani riguardo alcune imprecisioni dottrinali in materia trinitaria. Il vescovo di Alessandria, infatti, in contrasto con i patripassiani – i quali affermavano che non Gesù Cristo come persona distinta, ma il Padre stesso avesse subìto la passione (per i patrapassiani il Figlio e lo Spirito Santo non sono persone distinte, ma piuttosto modi di manifestarsi dell’unico Dio, il Padre) – accentuava tanto la distinzione tra Padre e Figlio fino a comprometterne l’unità. Perciò il vescovo di Roma fu invitato a giudicare tali imprecisioni, come autorità dottrinale più alta e sicura. Il vescovo di Alessandria si giustificò e riconobbe l’unità di essenza tra Padre e Figlio insegnata dalla Chiesa di Roma (De Sententia Dionysii). Anche questo episodio testimonia come il vescovo di Roma esercitasse già allora una certa autorità sulle altre Chiese particolari, qui riprendendo il vescovo di Alessandria. Vediamo come i presbiteri della Chiesa egiziana si fossero subito rivolti all’autorità del vescovo di Roma. Non manca inoltre l’accettazione da parte del vescovo di Alessandria riguardo la sentenza e la dottrina esposta dal vescovo Romano. L’autorità superiore del vescovo di Roma è dovuta al primato che Cristo ha conferito a Pietro. A Pietro furono affidate le chiavi (Matteo 16,19) e l’autorità di confermare i fratelli (Luca 22,31-32). E sempre a Pietro viene affidato il compito di pascere la Chiesa (Giovanni 21,15-17). L’autorità conferita a Pietro è trasmessa ai suoi legittimi successori, i vescovi Romani. Perciò la Chiesa Cattolica Romana non fu fondata da Costantino il Grande, nel IV secolo. Costantino nel 313 ha solo decretato, insieme a Licinio, « religio licita » il Cristianesimo, permettendo nel Romano impero la libertà di culto a tutti i Cristiani. Dopo l’Editto di Milano del 313, col quale Costantino e Licinio decretarono la libertà di culto ai Cristiani, con l’Editto di Tessalonica del 380, Teodosio, Graziano e Valentiniano II (che all’epoca aveva solo nove anni) decretarono il Cristianesimo – secondo i canoni del Primo Concilio Ecumenico di Nicea del 325 – religione di stato, sopprimendo in tutto il Romano impero l’Arianesimo e i culti pagani. Perciò chi afferma che la Chiesa Cattolica Romana fu fondata nel IV secolo da Costantino, è un falsario della storia della Chiesa.

Pubblicato da Giuseppe Monno

Nella Trinità il Padre è l'amante, il Figlio è l'amato, lo Spirito Santo è l'amore.

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