L’inferno è essenzialmente la condizione di chi si è autoescluso dalla comunione con Dio. In teologia questa pena è detta del danno, ed è la prima e più grave per i dannati, i quali hanno la consapevolezza di essere separati da Dio per l’eternità. Spesso la Scrittura descrive le cose spirituali per mezzo di immagini sensibili. Così, per indicare questa condizione di separazione, presenta per mezzo dell’immagine dell’abisso la distanza posta tra la creatura e il suo Creatore (Luca 16,26). Anche l’essere cacciati fuori nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti (Matteo 8,11-12) è un riferimento a questa gravissima pena. A quella del danno segue la pena detta del senso. Questa pena è causata dal fuoco, dal rimorso e dai demoni. Molte volte Gesù ha utilizzato l’immagine allegorica della Geenna in riferimento all’inferno e alla pena del fuoco (Matteo 10,28; 18,9; Marco 9,43), e del verme che non muore in riferimento anche alla pena del continuo rimorso (Marco 9,48). La Geenna è una valle maledetta (Levitico 20,1-5; Geremia 7,31-32) che si trova a sud-ovest di Gerusalemme, nella quale, in tempi antichi, si offrivano a Moloch sacrifici umani attraverso il fuoco (Levitico 18,21; 2Re 23,10). Anche dopo la fine del culto a Moloch, il fuoco della Geenna continuava a bruciare, divorando i rifiuti di Gerusalemme. Perciò, con questa immagine allegorica, Gesù presenta molto bene la realtà dell’inferno e la pena del senso causata ai dannati. All’inferno l’uomo ci va con la propria volontà. In questa vita, infatti, egli ha posto tra sé e Dio una certa distanza, non amandolo. E non amando Dio fino alla fine di questa vita, l’uomo per sua libera scelta rimane separato da Dio nell’altra vita, per l’eternità. « Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi » (Catechismo 1033). Chi finisce all’inferno non può più ricevere il perdono dei peccati. Ciò non dipende da qualche difetto dell’infinita misericordia divina, ma dalla volontà ostinata dell’anima che rifiuta di volgersi verso Dio. L’assenza di carità nell’anima dannata è la causa di questo rifiuto a volgersi verso Dio e a cercare la sua misericordia. Come si è già detto, una delle pene che costituiscono quella del senso, è causata dalla presenza dei demoni. L’uomo che in questa vita ha servito Satana – dal quale è stato vinto – sotto molteplici forme (ricchezze, lussuria, adulteri ecc), nell’altra gli è sottomesso. Uno infatti è schiavo di ciò che l’ha vinto (2Pietro 2,19). Spesso ci riferiamo all’inferno come a un luogo, ma il Magistero non si è mai pronunciato a favore di questa credenza popolare, anzi, Giovanni Paolo II ha affermato che l’inferno « sta ad indicare più che un luogo, la situazione in cui viene a trovarsi chi liberamente e definitivamente si allontana da Dio, sorgente di vita e di gioia » (Udienza Generale, 28 Luglio 1999). Ciò non esclude che possa trattarsi anche di un luogo. Infatti alcune rivelazioni private accolte dalla Chiesa cattolica (ad es Lucia di Fatima, Faustina Kowalska, Veronica Giuliani), descrivono l’inferno come un luogo, e riferiscono alcune visioni delle gravissime pene dei dannati, descrivendole come terrificanti. Nel vangelo leggiamo che l’inferno è preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Matteo 25,41), nel senso che da sé stessi si sono preparati a soffrire i tormenti dovuti al loro rifiuto di Dio. Chiunque rifiuta Dio, da sé stesso si prepara l’inferno.
L’INFERNO